Il ritorno di Doc: raccontare la pandemia oltre la pandemia

Il ritorno di Doc: raccontare la pandemia oltre la pandemia

Volete un racconto della pandemia che finalmente, dopo mesi di talk demenziali, dica qualcosa di complesso e non banale?

Bene, è tornato Doc. Nelle tue mani, la serie di Raiuno che già a fine 2020 era stata capace di regalarci un medical drama generalista e italiano moderno, facendoci allo stesso tempo evadere dalla pandemia che noi stavamo vivendo ma che i personaggi invece nono conoscevano. Adesso quella pandemia viene affrontata anche nel mondo della finzione, con un giusto trucco narrativo: la prima puntata affronta quel maledetto febbraio 2020, quando ancora il virus è lontano, la seconda puntata invece affronta un indefinibile dopo, diciamo un “adesso” o meglio un “fra qualche mese”, con la pandemia quasi del tutto alle spalle (incrociamo le dita). In mezzo è successo qualcosa di enorme, e noi lo sappiamo, e qualcosa affiorerà di puntata in puntata. Magari giocando anche col sapere dello spettatore, che già sa nella prima puntata che febbre e tosse possono essere quel virus maledetto di cui nulla ancora sanno i nostri personaggi. E poi c’è il dopo, con le vite stravolte dalla pandemia. Eppure anche qui, non sappiamo davvero tutto, non ancora: il primo paziente che arriva – Giacomo del trio – crede da paramedico che tutto sia causa del covid, ma così non è…

E poi ecco l’infettivologa antipatica che diventa capo reparto perché i virus sono di moda ed attraggono investimenti. E poi ecco il protagonista che si batte perché il malato non sia visto solo come un contagiato da cui stare lontani, ma un corpo e un’anima da considerare in ogni suo aspetto.

Insomma, ancora una volta la serialità dimostra di essere il vero momento di riflessione. E Doc riesce a parlare della pandemia senza parlare solo della pandemia, ma andando oltre.

Qui un mio pezzo per Linkiesta sulla serie un anno fa.

Qui invece cosa mi aveva detto Francesco Arlanch, capo progetto della serie, per Link:

Alcune serie possono prescindere dal Covid, perché parlano di una realtà non così basata sulla cronaca. Per altre non è così. Quando fai un medical drama, ambientato nel 2020 e in un policlinico di Milano, non c’è alternativa: la seconda stagione di Doc infatti parlerà di Covid. Siamo stati colpiti al cuore, non potevamo non tenerne conto. Doc è andato in onda proprio durante la pandemia, che ha anche interrotto le riprese di metà della prima stagione (la seconda metà l’abbiamo finita da poco, andrà in onda in autunno). La nostra è una serie basata su una storia vera, la storia del medico Pierdante Piccioni, già primario del pronto soccorso di Lodi e Codogno, che durante la pandemia è stato in prima linea nella lotta al coronavirus. A maggior ragione, dovevamo parlarne. Inoltre ormai abbiamo confidenza con i medici che ci aiutano per lo show, e abbiamo capito come il Covid abbia segnato un prima e un dopo nella sanità pubblica ma anche, e ci interessa molto, nella vita dei medici. Chi lo ha vissuto non è lo stesso medico. E’ una bella sfida. Ora però con l’altra head writer Viola Rispoli dobbiamo capire come metterlo in scena. Quando andremo in onda come sarà il mondo? Il rischio è risultare datati, è difficile ma abbiamo trovato alcune soluzioni narrative. Doc sarà distribuito in Europa ed è stato acquistato dalla Sony per un remake: il Covid diventa allora anche un tema per rendere la nostra serie davvero un prodotto globale.

PS Il sito ha subito qualche modifica, e verrà presto rinnovato. Stay tuned!

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