Libri

Ogni canzone mi parla di te

Canta che ti passa!

 

Non mi sono quasi mai occupata di musica: ne capisco poco. Per questo posso sentire senza spiegare nulla a nessuno. Un film, una serie, un programma possono piacermi o meno, e per forza di cose devo analizzarli e capire perché. Con la musica no. E questo vale tanto più se sto cantando una canzone d’amore. Ogni canzone mi parla di te non è una storia della musica. Parte da una nota e arriva fino a quel like su Facebook che ti fa sperare in chissà cosa. È un viaggio in un immaginario: si possono legare insieme Tenco, La bella addormentata, Dalla, Harry ti presento Sally, Mina e WhatsApp? Forse, e la colpa è tutta del nostro immaginario amoroso. Così nella mia testa canticchio Come maiseduta in una stanza, pregando di riuscire a decifrare il senso del tuo ultimo emoji, una balena (🐳). Perché deve avere un senso profondo, vero?

 

«In queste pagine ritroverete il modo in cui avete vissuto i vostri momenti importanti (d’amore, ma non solo) attraverso la musica. Avrete la prova di quello che avete sempre sospettato, e cioè che la musica scatena rivoluzioni anche dentro di noi. Non sono le parole delle canzoni a entrare nei nostri modi di dire, siamo noi a ritrovare nelle canzoni quello che stiamo vivendo o abbiamo vissuto. Ma più di ogni altra cosa troverete voi stessi e le vostre vite, come è capitato a me».

(dalla prefazione di Ivan Cotroneo)

Extra: rassegna stampa

 

5 canzoni 5 su Corriere

Intervista per Ansa

Un estratto: Tanti Auguri su Linkiesta

Canzonette filosofiche su Gioia

Un karaoke con prospettiva su Il Foglio

Due canzoni e un sequel su Vanity

Viaggio nella musica e nell’amore su FoxLife

Passione e ironia per TuStyle

Se bastasse il tuo nome, in esclusiva su TempiLiberi/Futura

L’ironia tagliente della sorella maggiore su Il Sole 24 Ore 

Il libro delizioso su Terza Pagina (dal minuto 41)

Intervista per Baobab alla Rsi

Intervento nella Turné Soirée sulla Rete 1 (dal minuto 7)

Video in musica su La Stampa

La playlist

   

I misteri de Les Revenants

Zombi “alla francese”

 

 

Cosa accade quando i morti tornano in vita?

 

Nel 1968, George A. Romero mostra i terribili effetti di un attacco zombi su una piccola cittadina della Pennsylvania. Il film è La notte dei morti viventi (Night of the Living Dead), divenuto ben presto un classico. Ritratto anche sarcastico di una certa America di provincia, ha cambiato per sempre il genere horror, lanciando un nuovo filone.

 

Più recentemente, i morti viventi sono diventati i protagonisti di successo di un’apocalisse su scala mondiale: è The Walking Dead (2010). In questa serie tv, il “genere zombie” viene portato alle estreme conseguenze: l’azione si fa sporadica, il fulcro narrativo diventa il lento vagabondare dei vivi, che cercano di “restare umani” in un mondo senza civiltà.

Extra: interviste a Emmanuel Carrère & Fabrice Gobert

 

Emmanuel Carrère

 

Su che meccanismo narrativo si basa Les Revenants?

 

Emmanuel Carrère: Quando ho cominciato a scrivere, c’era già un progetto avanzato. Diversi sceneggiatori avevano già lavorato su quel materiale, molto era già stato deciso. Alla base del racconto, più che una domanda, c’è qualcosa di già dato, un fatto: alcuni morti tornano in vita. Non c’è nessuna spiegazione: non si sa perché queste persone rispetto ad altre, sono morti in momenti differenti… insomma, non c’è una logica apparente. Siamo davanti a questo fatto, è come porre un’ipotesi e osservare le reazioni delle persone, tanto dei vivi e quanto dei morti che non sanno di esserlo…

Il Testo Espanso

La Tv e l’Umanista

 

 

Ore 24.00 del 4 Novembre 2007: Hollywood sciopera.

 

Il contratto tra sindacato degli autori (Writers Guild of America, Wga) e la controparte formata da network, studios, produttori (Alliance of Motion Picture and Television Producers) è già scaduto il mercoledì precedente, dopo tre mesi di aspre negoziazioni.

Un tentativo dell’ultimo minuto di evitare lo sciopero fallisce, e gli sceneggiatori americani incrociano le braccia. Si tratta del primo sciopero dal 1988, quando la vertenza era costata centinaia di milioni di dollari all’industria.

Gli effetti della protesta si fanno presto sentire, soprattutto in Tv. La stagione 2007 parte come al solito, ma vanno in onda solo gli episodi degli show già scritti. Finito il materiale tutto si ferma e partono le repliche.

Extra: interviste agli autori

 

Damon Lindelof e Carlton Cuse, Lost 

All’inizio di Lost abbiamo viaggiato nel tempo attraverso flashback e flashforward. Adesso nella quinta stagione il viaggio nel tempo è reale, come entra questo gioco nella costruzione di Lost?

 

Damon Lindelof: Il tempo è molto importante nella costruzione della storia. Il nucleo della storia è: un gruppo di persone sono su di un aereo che precipita. A poco a poco iniziano a conoscersi, come accade nella vita di tutti i giorni. Il fatto che l’isola si sposti nel tempo è il modo migliore per raccontare la parte mitologica della storia. Il tema della quinta stagione è soprattutto questo: quanto i personaggi siano padroni del proprio destino, quanto siano responsabili di ciò che sono e quanto possano cambiare le cose.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi