Verso gli Emmy #2: Fleabag e le altre

Verso gli Emmy #2: Fleabag e le altre

Domani ci sono gli Emmy. In Italia andranno in onda su Rai4 con commento di Andrea Fornasiero (sempre sul pezzo) e di Annie Mazzola. Ci sarò anche io con una breve intervista.

Qui invece potete leggere un mio pezzo pubblicato su Repubblica e dedicato alle serie al femminile. Vincerà Fleabag? E se Fleabag fosse pure un po’ sopravvalutata?

 

 

Come sono cambiate le donne? Meglio: come è cambiata la loro rappresentazione? Viene da chiederselo di fronte alla settima e ultima stagione di Orange is the new black, creata da Jenji Kohan nel 2013 per Netflix. Già autrice nel 2005 di una serie di rottura come Weeds (una madre rimasta vedova si dà allo spaccio), Kohan si appassiona alla vicenda di Piper Kerman: finita in carcere per riciclaggio, scrive un’autobiografia sulla sua esperienza. Kohan fa però deflagrare quella storia, cambiando cognome alla sua protagonista e soprattutto trasformandola in un vero e proprio “cavallo di troia”. Piper Chapman è bianca, bionda, giovane, carina, benestante: è la classica protagonista da serie mainstream catapultata però in un carcere femminile. Così il pubblico scopre un mondo altro, fatto di donne ai margini. Donne di colore, ispaniche, lesbiche, trans, immigrate, povere. Nel 2013 nessuno può prevederne la riuscita, anche perché Netflix è ancora un oggetto in costruzione, per contenuti e reputazione. OITNB però diventa un fenomeno, plasma il brand, vince Emmy. E mostra come sia possibile raccontare con successo donne di ogni forma, colore, classe sociale, orientamento sessuale. Donne insomma dalle mille sfumature.

La questione infatti non è tanto una generica presenza di più donne in Tv in questi ultimi anni, altrimenti il dibattito sarebbe poca cosa (e talvolta lo è). Il punto è l’ampliamento del “visibile” femminile, come cioè il racconto inglobi adesso donne prima non rappresentate. Tutto inizia tra gli anni Ottanta e Novanta, e dai primi anni dieci del 2000 si fa più frenetico, non solo grazie a OITNB.

Cambia il modo di raccontare sentimenti, sesso e orientamento sessuale. Rispetto a Sex and The City, oggi il gioco d’amore si fa più variegato, più difficile, meno glamour nelle comedy Girls, Fleabag, Craxy Ex-Girlfriend. Shonda Rhimes, prima con Grey’s Anatomy poi con Scandal (2012) e Le regole del delitto perfetto (2014), amplia temi, toni, volti (molti black) del melodramma, con serie longeve e da Tv generalista, capaci di incidere su un pubblico ampio. Big Little Lies con Meryl Streep e Nicole Kidman è l’ultimo esempio di melò rinnovato, reso moderno anche dall’indimenticabile Desperate Houseviwes.

La novità consiste anche saper conquistare altri generi in maniera convincente. Il femminile pare raccontare meglio questo nostro mondo confuso, grazie a Carrie Mathison in Homeland o alle due conturbanti protagoniste della spy story Killing Eve. E poi c’è il crime: le Signore in Giallo sono oggi meno signore e più noir. Sarà che nel 2018 ha cambiato sesso a uno dei suoi eroi seriali per eccellenza, Doctor Who, ma la Gran Bretagna appare determinata in questo rinnovamento: da The Fall con Gillian Anderson a Broadchurch con Olivia Colman, partner perfetta di David Tennant, fino alla poliziotta di provincia Catherine Cawood dello splendido Happy Valley. In Italia dopo Non uccidere con Miriam Leone si attendono Petra Delicato di Paola Cortellesi (Sky) e Imma Tataranni di Vanessa Scalera (Raiuno)

E’ una questione di potere, in tanti sensi. Certo, quello delle donne del Trono di spade, tanto più in Cersei o Deanerys, perché personaggi negativi: la parità è anche questo, essere bigger than life e terribili quanto un Tony Soprano o un Walter White. E poi c’è il potere politico, la regina di The Crown e la futura presidente degli Stati Uniti nell’annunciata serie Disney Diary of a Female President. Nell’era Trump poi le donne sembrano farsi carico meglio degli uomini di certe istanze liberal, come in The Good Fight e nel fin troppo programmatico The Handmaid’s Tale.

Il potere oggi è che le autrici sono di più, e sono ritenute un valore. Questa presenza amplia le possibilità, ma non va sganciata da considerazioni economiche. Il potere è denaro, e viceversa: le serie al femminile, scritte o meno da donne, prosperano perché sono un buon investimento. E questo perché, sorpresa!, il potere narrativo non ha genere. Come ha dichiarato Kohan, la forza di OITNB è farti identificare tutte le donne raccontate. Conta la scrittura. Sarà un caso, ma pure una serie dall’immaginario così maschile come Stranger Things ha fatto delle ragazze il punto più interessante della sua ultima stagione.

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