Got + Endgame: ciao ciao binge watching (no spoiler)

Got + Endgame: ciao ciao binge watching (no spoiler)

Ieri mi sono rivista due volte la battaglia di Winterfell di Trono di spade/Game of Thrones. Stasera – spero- mi andrò a vedere Avengers Endgame. Spero di avere le stesso reazioni fisico/emotive. Reazioni che, pur essendo una consumatrice di entrambi i prodotti ma senza esserne nerdissimamente fan (no, non mi ricordo ogni singola battuta del Trono e no, non ho letto molti fumetti Marvel), sono legate anche al fatto che a queste storie, personaggi, mondi ho dedicato gran parte dei miei anni (i migliori? Boh, forse, ne faccio 40 fra un mese).

Dunque.

L’universo Marvel cinematografico inizia nel 2008, e finisce (per la saga Infinity) nel 2019.

L’universo Trono di spade televisivo inizia nel 2011, e finisce nel 2019

In entrambi ci sono degli Stark (sì, dai, questo è un giochetto nerd). Entrambi hanno portato avanti una narrazione colossale e programmata. Entrambi hanno dosato episodi e puntate per un lungo periodo. Entrambi hanno avvinto progressivamente gli spettatori dando loro un po’ di dose narrativa e per negandosi per mesi e anni. Hanno fatto propria l’attesa stessa come motore di interesse. Sono cresciuti nel tempo per fama, richezza, spessore. Sono dunque prodotti seriali puri.
E così nel 2019, mentre molti dicono che il futuro (ma di che tipo?) pare essere il binge watching, il consumo tutto e subito, frebbrile, a fiammata, che cambia per sempre le regole della scrittura soprattutto televisiva (che perde la recente densità, e spinge verso il “finale” piuttosto che cadenzarsi) – ecco mentre succede tutto questo noi siamo avvinti da due prodotti che farebbero la felicità di Annie Walker. Quella di Misery di Stephen King.

Nel romanzo, la folle infermiera Annie è un’avida lettrice di romanzi a puntate, nonché un’appassionata spettatrice di serial movie, antenati della serialità televisiva. In estasi, racconta al povero scrittore Paul Sheldon, imobilizzato a letto, della sua passione per Racket Man, il suo serial movie preferito:

Io ero contenta di vedere il cinegiornale e i cartoni animati a colori e il film principale, mi divertivo, ma ci andavo soprattutto per vedere il nuovo episodio della storia a puntate. Sai, mi capitava di ripensarci durante tutta la settimana, nei momenti più strani (…) Per tutta la settimana io non ho pensato solo ogni tanto a Racket Man. Ci ho pensato sempre.

Oh, come darti torto, Annie.

Annie si accanisce contro lo scrittore perché decretando la morte di Misery la sta privando della sua dose di serialità. La storia invece non deve finire, perché se finisce si conclude la vita da lettrice di Annie. E se non vuole morire, anche Paul deve continuare la sua narrazione seriale.

King fa di Annie una sorta di Sherazade demonica, moderna incarnazione della potenza narrativa infinita:

Sognò di Annie Wilkes alla corte di qualche favoloso califfo arabo, intenta a evocare demoni e geni da bottiglie e lanterne e poi a volarsene in giro per il palazzo su un tappeto magico. Quando il tappeto virò nell’aria sfiorandolo (il vento le di­stendeva i capelli dietro la testa e aveva gli occhi scintillanti e acuti di un lupo di mare che naviga fra gli iceberg), notò che era stato tessuto con fili verdi e bianchi; riproduceva una targa automobilistica del Colorado. C’era una volta,recitava Annie a voce alta

Stasera, vendendo Endagame, mi toccherà dire addio alla mia Annie interiore appassionata di Marvel? E fra un mese a quella appassionata del Trono? E come farò, dopo? Quale sarà la mia prossima droga?

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