Luke Perry, cioè Dylan: la costruzione di un immaginario

Luke Perry, cioè Dylan: la costruzione di un immaginario

Anni fa ho incontrato Luke Perry, cioè Dylan, per un’intervista a Cannes durante il MipTv, il mercato della tv.

Sempre a Cannes avevo incontrato forse l’anno prima anche Jason Priestley, cioè Brandon.

Non mi ricordo se da ragazzina se mi piacesse di più Dylan o Brendon, forse alternavo a seconda dei momenti. Di sicuro non mi era mai piaciuto Steve. L’effetto nostalgia e il dispiacere per chi se ne va giovane sono ovvi, ma qui si tratta di qualcosa di più. Si tratta di un immaginario condiviso legato a una serie tv che permise la nascita di un vero e proprio genere, il teen drama, capace di mettere in scena una generazione e farsi romanzo di formazione. Talvolta, con titoli come Buffy (Perry aveva partecipato al film che diede vita alla serie) o Dawson’s Creek, fu capace anche di rinnovare stilisticamente il racconto televisivo.

Dylan e Brendon sono due archetipi maschili che paiono creati apposta per compiacere e ingabbiare il femminile, che si culla così in qualcosa che non esiste. Due modelli immaginari, due modelli narrativi utili agli sceneggiatori, ma anche due modelli di messa in scena della gioventù in generale, come spiegava Dick Hebdige nel suo studio sulla “gioventù come categoria artificiale”. Tra la rivoluzione industriale e la nascita della società dei consumi, infatti, si sarebbero delineati due modelli, opposti ma complementari, di costruzione dell’immagine dei giovani: la gioventù come divertimento e la gioventù come ribellione. Nel teen drama, questa tensione sembra incarnarsi nella coppia di amici, opposti ma complementari, al centro della narrazione: il “bravo ragazzo” Brandon opposto al “ribelle” Dylan (Beverly Hills), secondo una distribuzione di ruoli che si ripresenta nelle coppie Dawson/Pecey (Dawson’s Creek) e Seth/Ryan (O.C.).

Questa contrapposizione pare tornare in tante altre serie, come in Sex and the City, con Mr. Big vs Aidan. Darren Star, showrunner della serie, era stato producer e sceneggiatore di Beverly Hills.

La Tv associa personaggi e volti in maniera diversa dal cinema. I divi del piccolo schermo ti entrano in casa, e ti accompagnano di settimana in settimana, di anno in anno. Oggi forse non è più così: nell’era della Peak Tv c’è così tanto di tutto, ovunque e subito, che è difficile costruire nuove icone (il Trono di Spade è l’ultima grande serie che ci è riuscita in modo così forte). Sì, in questo momento sono nostalgica anch’io.

Quando lo intervistai, Luke Perry era un po’ nostalgico. Mi parlò ad un certo punto di Massimo Boldi: aveva girato con lui un film ed era stato molto divertente. Era vero, il film era Vacanze di Natale ’95. Solo che io l’avevo rimosso, perché per me esisteva un solo Luke Perry, un solo immaginario.

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