Baglionando: Sanremo 2018 finale

Baglionando: Sanremo 2018 finale

Ha vinto il contenuto pesante vs il contenuto leggero. Lo Stato Sociale erede di Elio e le storie tese, qui ultimi nell’anno del ritiro. Il premio Tim nato lo scorso anno anticipa il vincitore (nel 2017 infatti toccò a Gabbani). E se è vero che è stato il Sanremo dei volti vintage, sul podio c’erano tre volti giovani, come è giusto che sia.

 

Soprattutto è stato televisivamente un festival con tante idee. E grandi numeri. E adesso come si fa ad andare avanti senza la convinzione che per fare ascolti ci voglia per forza il Grande Macinatore di Share al Ribasso?

 

È stato un festival particolare. In realtà ha dimostrato una tendenza iniziata già alcuni anni fa con il Fazio 2013. E cioè il ritorno a un festival più pensato, dopo le farfalline belenesche e le foche papalee. Certo, il secondo Fazio peccò di presunzione, si prese troppo sul serio, non fu del tutto confermato negli ascolti. Poi toccò a Conti: l’era del grande conduttore dei grandi numeri e dello show con tanti svariati ingredienti (di tutti i tipi) per accontentare tutti.

 

Quest’anno si temeva il flop, e invece è stata la riconferma della professionalità. E della scrittura. Intesa come gioco di ruolo, gioco delle parti, gioco al rialzo.

 

È facile dire: con Fiorello si parte col botto. Ma devi convincere Fiorello a far parte della partita. Se un grande attore si fida del regista, tanto di capello anche al regista. Baglioni ha anche saputo scegliere i compagni giusti e gli autori giusti (Martino Clericetti, Pietro Galeotti, Ermanno Labianca, Massimo Martelli, Guido Tognetti, Paola Vedani; alcuni già all’opera su Anima mia e i Sanremo di Fazio). Facile definire la Hunziker una showgirl, quando da anni invece conduce trasmissioni quotidiane e prime serate comiche. Facile dire che quella è una TV che non sempre ci piace, eppure è quella che insegna il mestiere, e dunque i tempi e i modi del piccolo schermo. Michelle è stata la vera conduttrice del festival, più incisiva della De Filippi (che al festival 2017 era più un brand che altro). E ancora: facile dire Favino è un attore, chissà che potrà fare. E invece no, Favino è anche uno showman completo come aveva dimostrato già a Casa Mika lo scorso anno.

 

Scrittura è scegliere la squadra giusta in ogni sua parte. Scrittura è amalgamare tre professionisti di musica, TV, cinema. Scrittura è fare a meno della Tv del reale/del reality per giocare solo con gli strumenti del varietà (come dimostrano le canzoni/intervista di Baglioni, gioco interessante anche se non sempre riuscito). Scrittura è trasformare anche le presentazioni delle canzoni in gag, momenti, alleggerimenti. Scrittura è andare via veloci fra i vari segmenti in modo da non costrigere al cambio canale, pur dovendosi misurare con uno show monstre. Scrittura è provare e non lasciare nulla al caso, eppure anche sapersi adattare alla situazione spettacolare che si sta vivendo.

 

Scrittura è mettersi in gioco per dare il meglio.

E questa è la TV di qualità, al di là della riuscita di ogni gag o dei risultati d’ascolto.

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