Ritratto/Intervista: Alessandro Saba (Fox)

Ritratto/Intervista: Alessandro Saba (Fox)

Pubblicata su Corriere Economia, 4 luglio 2016

 

Talvolta la vita ti mette davanti a un bivio ben preciso. E ti porta a scegliere se diventare un semiotico a Copenaghen o un autore a Cologno. E’ quanto successo a Alessandro Saba, da poco più di un mese Vicepresident Responsabile dei Canali Entertainment, dell’area Research e delle Produzioni di Fox Networks Group Italy. Il suo percorso però inizia come studente di Umberto Eco per poi approdare a Mediaset: “Nel 1998 avevo vinto una borsa di studio in semiotica a Copenaghen” spiega Saba “ma scoprì che era in scadenza anche un master per autori a Mediaset. Mi iscrissi, vinsi, e abbandonai l’idea di Copenaghen per rimanere chiuso a Cologno a scrivere format”.

Classe 1976, nato nelle Marche ma vissuto in giro per l’Italia, Saba approda alla corte di Eco a metà anni Novanta, rimanendone folgorato: “Ho sempre avuto una forte passione per la comunicazione, ma le sue lezioni mi hanno aperto un mondo. E’ stato un maestro eccezionale”. Si laurea in Scienze della Comunicazione, ma parte per il nord d’Italia e non per il nord Europa. La semiotica però non viene abbandonata del tutto, è la base per il percorso di Saba come autore e poi come manager Mediaset. Inizia la sua esperienza come freelance, collaborando anche a Buona Domenica con Maurizio Costanzo.

Nel 2001 entra in azienda come Responsabile Produzioni del prime time di Italia Uno, coordinando decine di programmi di successo: “Amici fu il mio primo lavoro da interno, una vera scuola. Con Camera Cafè prendemmo un format francese ampliandone il successo. La sfida di Chiambretti Night fu mantenere l’aura divergente di Piero rispetto al mondo Mediaset”. Tra i programmi che ricorda con più affetto c’è “Invisibili con Marco Berry, dedicato ai clochard. Tutti dicevano che non avrebbe funzionato, e invece faceva ascolti e vinse diversi premi”. Nel 2006 amplia la sua area di competenza diventando Head dei contenuti di Italia Uno, e si occupa anche di brandend content: “Ormai è molto importante. Bisogna unire esigenze editoriali e commerciali, solo così il prodotto ha successo”.

L’altro bivio per Saba è più recente, è l’abbandono di una big company italiana come Mediaset per una big company internazionale come Fox. La sfida è tener testa al proliferare delle reti tematiche free e dell’on demand: “E’ necessario eventizzare i nostri canali, offrire un packaging e un’esperienza di visione diversa. Per fare questo, ci vuole un panel di talent e volti riconoscibili: così si crea continuità e si riduce la distanza tra Fox e il pubblico italiano. Vanno realizzati anche prodotti collaterali che accompagnino le nostre serie. Infine, è necessaria una produzione costante di show originali”.

A tutto questo si aggiunge anche la volontà di scavalcare i nostri confini: “All’estero la moda e il cibo italiano sono apprezzati, tocca ora esportare anche la nostra tradizionale culturale nell’intrattenimento, unscripted e scripted. Gli americani sono stati più bravi di noi narrativamente, ma adesso è arrivata anche per noi l’onda creativa positiva. E Fox è una tavola da surf perfetta per cavalcarla”.

Insomma, dopo l’esperienza nel 2007 di Boris, tanto dirompente quanto molta italiana, Fox è pronta per una serialità dal respiro internazionale.

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