I misteri de Les Revenants

Zombi “alla francese”

 

Cosa accade quando i morti tornano in vita?

Nel 1968, George A. Romero mostra i terribili effetti di un attacco zombi su una piccola cittadina della Pennsylvania. Il film è La notte dei morti viventi (Night of the Living Dead), divenuto ben presto un classico. Ritratto anche sarcastico di una certa America di provincia, ha cambiato per sempre il genere horror, lanciando un nuovo filone.

 

Più recentemente, i morti viventi sono diventati i protagonisti di successo di un’apocalisse su scala mondiale: è The Walking Dead (2010). In questa serie tv, il “genere zombie” viene portato alle estreme conseguenze: l’azione si fa sporadica, il fulcro narrativo diventa il lento vagabondare dei vivi, che cercano di “restare umani” in un mondo senza civiltà.

 

I morti tornati in vita sono dunque un tema narrativo affatto inusuale, affrontato tanto al cinema quanto in tv. Nel 2012, però, la resurrezione dei morti dà vita a qualcosa di diverso, un mistery all’europea realistico e intimista: Les Revenants.

 

Un giorno, in una tranquilla (almeno all’apparenza) cittadina dispersa tra le montagne, posta ai piedi di una diga, alcune persone morte anni prima tornano in vita tali e quali al giorno del loro decesso. Rivogliono la vita che conoscevano, ma il tempo è passato, molto è cambiato. I loro cari oscillano tra gioia e orrore, perché non sanno cosa hanno davanti: uno zombi, un fantasma, un miracolo? Perché i morti sono tornati? Perché proprio adesso?

 

Ideata da Fabrice Gobert, già regista de Simon Werner a disparu, la serie è un adattamento dell’omonimo film di Robin Campillo del 2004, e vede la collaborazione alla sceneggiatura del celebre romanziere Emmanuel Carrère.

La colonna sonora è curata dal gruppo scozzese Mogwai. I nomi coinvolti dunque sono di primo piano, segno della volontà di realizzare un prodotto di alta fattura. Tale visione è ripagata da un grande successo, dapprima in Francia e poi nel mondo. La serie dimostra la maturità del racconto televisivo europeo, che nelle sue punte più avanzate riesce a fare concorrenza a quello americano. Tanto che negli Stati Uniti non solo viene mandata in onda la serie, ma si realizza anche un  suo remake.

 

 

Les Revenants gioca sul confine tra realismo e sovrannaturale. Mette in scena una cittadina fantasmatica, creando un’atmosfera sospesa e inquietante. E personaggi affascinanti, come le due gemelle non più tali: la morte le ha separate, ora un evento inspiegabile le riunisce, ma mutate per sempre.

 

Il mistero rimane tale, le domande si moltiplicano ma quel che conta è la risposta emotiva dei protagonisti. E quella, ovvio, di noi spettatori, ormai coinvolti nel racconto. Anche perché i temi affrontati dalla serie sono tanti: il lutto, l’amore, la famiglia persino la religione. Segno che il genere del fantastico, che in Tv ha generato capolavori come Ai confini della realtà e Lost, è metafora utile a sviscerare tematiche anche spinose.

 

Sono tutti argomenti questi che affronteremo nelle prossime pagine, cercando di decifrare i segreti narrativi e stilistici della serie. Magari facendoci aiutare anche dagli stessi creatori: abbiamo infatti  intervistato tanto Gobert quanto Carrère. Non ci hanno svelato il mistero del ritorno dei morti, però qualcosa di più sul loro lavoro sì.

 

Il racconto televisivo ha ormai raggiunto – è quasi un luogo comune dirlo- una qualità difficile da rintracciare in molto cinema e molta letteratura. Il racconto si è fatto complesso, i personaggi si sono moltiplicati, l’immagine è curata. E poi è una questione di tempo: molte puntate permettono di sviscerare in maniera profonda situazioni e personaggi. Le serie tv occupano così la vita dello spettatore, diventano un’esperienza di visione da condividere anche sui social. Ormai fanno parte del nostro immaginario.

 

Les Revenants è tutto questo. E’ tv capace di affascinare il proprio spettatore secondo i dettami di David Lynch, creatore di quel Twin Peaks cui tante volte la nostra serie è stata paragonata. Così spiega Lynch:

 

“L’idea di continuità in televisione è formidabile. Non dover mai dire arrivederci… La televisione è un teleobiettivo, mentre il cinema è un grandangolo. Al cinema si può mettere in scena una sinfonia, mentre in televisione ci si deve limitare a un cigolio. Unico vantaggio: il cigolio può essere continuo. Apprezzo l’accessibilità della televisione. La gente è a casa sua, nessuno che disturba, è la miglior condizione per entrare in un sogno”

 

Pronti a entrare nel sogno inquietante de Les Revenants?

 

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