#inritardo: Calenda e i videogiochi

#inritardo: Calenda e i videogiochi

Siccome non riesco a stare #sulpezzo su tutto, e siccome a volte meglio ragionare a mente fredda, arrivo ULTIMISSIMA sulla polemica Calenda-videogiochi-risposte a Calenda-controrisposte di Calenda.

 

Viste le reazioni che qualche settimana fa ha suscitato il suo tweet superficiale (ma da papà, come direbbe quell’altro per giustificare ben altro), Calenda è segretario Pd.

Diversi videogiochi hanno oggi una complessità narrativa e visiva tale da non renderli affatto strumenti passivi. Vero anche che alcune risposte a un semplice tweet sono state forse eccessive nel difendere un settore dell’industria dell’intrattenimento (che forse nasconde veri Artisti) in maniera troppo viscerale.

In realtà la vera questione che andava sollevata sul tweet dell’ex ministro è un’altra: i videogiochi oggi sono in un certo senso anche alla base dello sviluppo dell’industria 4.0, utili per effettuare le operazioni di training e maintenece degli operai specializzati. Dunque certe tecnologie non sono per forza di cosa controproducenti: le modalità immersive, il percorso performativo a più livelli, il “fare” in una realtà doppio di quella reale sono tutte qualità del videogioco che vengono utilizzate oggi sempre più in ambito industriale. Proprio perché una nuova generazione di lavoratori ha modellato le sue capacità cognitive anche sul mondo videoludico, ecco che trova più facile adeguarsi a quelle modalità anche sul lavoro. Indossati i caschetti, si provano su impianti industriali virtuali tutte le modalità di messa in sicurezza, manutenzione, funzionamento. Fare seppur simulando (inoltre in piena sicurezza) pare dia buoni risultati. Non è un gioco, lo sembra, ma la simulazione si basa su calcoli reali.

Mi è capitato per lavoro di provare queste tecnologie:  grazie a un visore in realtà virtuale eccomi in un impianto siderurgico. Ho provato a smontare una valvola. Ero impacciatissima: non perché manco so far andare un forno per una torta. Ero impacciatissima perché non sono una videogiocatrice, e dunque attendevo che qualcuno mi dicesse cosa fare invece di toccare quella realtà altra e fare esperienza provando a manipolarla. Alla fine ci sono riuscita, e per alcuni mesi avrei saputo dirvi dopo una sola prova di pochi minuti come smontare una valvola. Il mio cervello se lo ricordava.

Le competenze cognitive videoludiche dunque sono a tutti gli effetti delle competenze, diverse e complementari rispetto alle altre. Ci aiuteranno a lavorare e a studiare nel futuro. Ma se il livello del dibattito italiano su ogni tema è al solito “guelfi vs ghibellini”, non c’è videogioco che tenga. Siamo sempre in uno sparatutto tutti contro tutti.

 

 

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