Il Salvini di oggi è l’Hannibal-Bossi di Guzzanti

Il Salvini di oggi è l’Hannibal-Bossi di Guzzanti

Per capire il Salvini di Pontida, il Salvini che domina tutti i media, il Salvini che indossa la maglietta di Dalla “Qui dove il mare luccica” mentre i bambini muoiono in mare, basta andare indietro nel tempo e affidarci al solito alla Tv di intrattenimento, e al più grande comico degli ultimi anni, Corrado Guzzanti. Perché la questione è spesso linguistica. Soprattutto in politica, e di questi tempi.

 

 

2001. L’Ottavo nano. Guzzanti fa Bossi. Come se fosse Hannibal Lecter. Ha la museruola, è legato, sedato. Gli alleati non lo fanno parlare, dice Dandini. Che decide allora di liberarlo, e di chiedergli se davvero è così cattivo. Decide anche di chiedergli del suo programma “perché non si sa”. Bossi-Guzzanti prima fa il bravo, recita slogan semplici (“Meno tasse per tutti”, “Cortesia, simpatia e qualità”). Poi però si scalda, si libera, ridiventa se stesso:

 

“Non possiamo chiudere le moschee finché non sono tutti dentro!”

“Il Papa è solo un immigrato che ruba lavoro al papi italiani!”

“L’embrione è una vita umana il meridione no!” (oggi sostituire con immigrato, ndr)

“Per sparare agli scafisti non ci vuole il porto d’armi specie se omosessuali!”

“Sharon Stone è una cozza!”

 

Per fortuna interviene Casini (Neri Marcorè) che con suonando un violino lo seda e lo placa.

 

Ecco: Salvini oggi è l’Hannibal-Bossi di ieri. L’Hannibal solo mostro cannibale, certo, non c’è traccia dell’altra maschera, quella del fine intellettuale.

Nel 2001 certi umori di certa destra venivano sedati dalla destra moderata e da media dal linguaggio meno populista. Poi è accaduto qualcosa soprattutto dopo le elezioni del 2013

Hannibal Lecter ha imparato a travestirsi un po’ meglio all’inizio. Soprattutto, la museruola gliel’hanno tolta in tanti nei talk, e senza nemmeno fingere orrore come Dandini, anche perché faceva ascolti. Berlusconi e molti altri pensavano ancora di domarlo, e invece niente violini stavolta. Gli Hannibal poi si sono moltiplicati, e non c’era discussione politica che non fosse aperta a qualsiasi assurdità, perfino “Sharon Stone è una cozza”. Infine tanti piccoli Hannibal si sono poi sentiti sempre più a loro agio sui social.

Così adesso l’Hannibal- Salvini può dire ciò che vuole, e il suo linguaggio è patrimonio di tutti a furia di ripeterlo a voce e nei tweet, e grazie anche ai media che lo hanno fatto diventare titolo, fotogallery, video, etc.

Certo in mezzo a tutto questo, c’è anche stato un altro “colpevole”, uno che ha sdoganato il linguaggio eccessivo fingendo di nascondersi dietro alla “maschera del comico”: Beppe Grillo. E’ un comico che fa politica, si diceva, per questo “esagera”. Era il 2014, una perla su tutte: “Che cosa fareste in macchina con la Boldrini?”. Vero: il politicamente corretto aveva qua e là anestetizzato il linguaggio, e certe rigurgiti odierni, specie in America con Trump, paiono nascere anche come reazione a quell’epoca. Ma era davvero questo quello cui pensavano quelli che volevano un linguaggio meno ingessato, e così nei loro articoli, talk, trasmissioni tv e radio toglievano la museruola a chiunque, come se fosse un gran gesto di libertà? Rivedendo Guzzanti che fa Bossi, si capisce che era già tutto lì, pronto ad esplodere di nuovo.

Linguaggio politico estremo di Bossi e linguaggio comico estremo di Grillo si fondono e si sublimano in Salvini, più Hannibal di tutti. Di Maio è troppo ingessato, mentre Salvini può alternare parole spaventose (gli immigrati in crociera, il censimento dei rom) a battute di alleggerimento (“Amici, quelle dietro di me non trasportano migranti profughi”). Così i piani si fondono e si confondono, un muro di gomma difficile da scalfire con un linguaggio altro e adeguato.

Se solo tutto questo almeno di permettesse di rivedere Corrado Guzzanti in Tv!

 

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