La destra è posseduta

La destra è posseduta

Settimane tumultuose in America, tra pomposi incontri con leader nordcoreani i cui effetti non sono del tutto chiari e proteste feroci contro la separazione di bambini e genitori immigrati alle frontiere. Trump detta l’agenda con i suoi tweet, eppure qualcosa si muove.

Qui un mio pezzo su La Lettura dedicato ai Repubblicani e alla loro alleanza con gli estremisti. Qualcosa accaduto anche in Italia e Europa.

 

Se la sinistra americana ancora si interroga sull’inaspettata sconfitta, la destra è nella paradossale situazione di dover spiegare una così surreale vittoria. Esce il 3 ottobre How The Right Lost Its Mind di Charles Sykes (St. Martin’s Press, p.256, 17,10 $): in copertina il cappellino rosso di Trump, ma non è tanto il presidente sottoaccusa quanto il movimento conservatore. Classe 1954, giornalista ed ex conduttore radiofonico, conservatore e feroce anti-Trump, Sykes si chiede, non nascondendo la sua delusione, come sia possibile che il partito Repubblicano, una volta culla dei valori tradizionali, sia ora il regno della demagogia. Per lui si tratta di un fallimento morale. Così, se i democratici devono farsi l’autopsia, i Repubblicani devono sottoporsi a un esorcismo. Secondo Sykes, negli anni la destra ha tollerato posizioni estremiste per un immediato tornaconto finendo per esserne travolta. I media conservatori, dando sempre più spazio a cospirazionisti, fake news, demagoghi del web, hanno iniettato “una tossica visione del mondo nel flusso sanguigno della destra”. Le elezioni diventano così una scelta binaria: non contano gli ideali, la verità, i principi, ma solo la vittoria della propria tribù. E conta sola la cieca lealtà. Chi non si adegua è emarginato e insultato, come accaduto allo stesso Sykes. Che magari sarà di nuovo preso di mira dopo questo libro. Forse l’autore idealizza un po’ troppo il passato dei Repubblicani, eppure pone con passione due importanti domande: come può il partito recuperare i suoi valori? Cosa significa essere un conservatore nell’era Trump?

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