Governo Black Mirror

Governo Black Mirror

Oggi un bel pezzo sull’Espresso ha mostrato come nel giro di un giorno lo sconosciuto Giuseppe Conte sia diventato un star dei social grazie al probabile solerte lavoro dello staff Casaleggio. Siamo oltre il marketing politico, lo storytelling, la politica pop. Dal nulla ci è stato proposto un nome, una maschera, un conte, che adesso si bea di tanti like e molte richieste e molti elogi (tutti veri?) su Facebook. Mi è venuto così in mente Waldo, il protagonista di un episodio di Black Mirror, che avevo recensito per Europa e che ripropongo qui sotto.

E poi il colpo finale: causa contrasti sul nome di Savona con Mattarella, stasera Salvini si dice arrabbiato su Facebook e Di Maio mette like. E tutti i giornali a riprendere la cosa, e pure io qui su questo blog.

Io perculavo quelle che per un “mi piace” su una foto si vedevano già sposate, ma ora è evidente che si decidono le strategie del nostro futuro sull’onda di like/cuore/RT.

Ehi, siamo DAVVERO in una puntata di Black Mirror!

Ma è quella sulle ragazzine innamorate negli anni 80, quella che vi piace tanto.

No, la nostra mette giusto un po’ d’ansia.

 

 

Pubblicato su Europa, 11 marzo 2013

Quello che stiamo per raccontarvi pare il solito déjà vu, in realtà è un immenso spoiler.

Tutto parte da un giovane comico poco sicuro di sé, che riversa tutta la sua rabbia repressa nel suo avatar animato. È un orso blu volgare che il nostro anima attraverso una versione cheap della tecnologia vista all’opera per Gollum ne Il signore degli anelli. Ma qui non si tratta di dar vita a una saga fantasy, ma di agire come elemento disturbatore in un talk d’attualità. Nascosti dietro a una maschera, si può sbeffeggiare chiunque. Basta fingersi un personaggio da tv dei ragazzi, usare un linguaggio facile facile e così stupire all’improvviso il proprio ospite, esponente del partito conservatore candidato alle elezioni di metà mandato.

Avversaria di tale altezzoso politico di professione, una giovane promessa della sinistra, molto ligia al dovere, molto chic coi suoi guanti rossi, molto liscia di capelli. Sa che perderà, ma vuole darsi da fare ed è ambiziosa, spiega al comitato di partito. Sa che perderà, ma gareggia più che altro per fare curriculum, come rivela al giovane comico che l’ha appena abbordata in un bar. Lui forse si è innamorato, ma lei lo allontana per seguire i diktat del partito (può piacerti sì, ma è sconveniente, santo cielo!).

Per volere del suo gradasso produttore tv, anche Waldo si candida alle elezioni. Il comico si sente sempre più spogliato della propria identità, ma deve obbedire, anche se non si sente né abbastanza stupido né abbastanza furbo per la politica.

In un confronto tv, Waldo manda a fanculo il candidato conservatore, che non aspetta altro per rivelare chi c’è dietro la maschera: un povero comico sfigato. Quello che fa, dice, è facile: prende solo a male parole le persone, soffocando ogni discussione significativa. Vero. Ma umiliare l’avversario lo rende solo più simpatico, il navigato politico dovrebbe saperlo. Soprattutto se poi l’umiliato si sfoga e dà voce all’uomo medio: Waldo rivendica di essere ben più reale di tutti gli altri politici, visto che il conservatore è solo una vecchia mentalità con una nuova parrucca, mentre la progressista è lì solo per farsi un’esperienza. Waldo è la star: non rappresenta niente, ma non finge di farlo. Qualche giornalista serio lo inviata pure nel suo talk, ma parla così involuto che Waldo se lo mangia con una battuta, e gli rinfaccia lo share che farà grazie a lui.

Il produttore tv è sempre più rapito da Waldo: cosa servono i politici, basta mettere tutto on-line e votare ciò che amiamo. Già, ma questa democrazia alla Youtube fa sì che il video più votato sia quello di un cane scorreggione, urla il comico amareggiato.

Di fronte all’avanzata di Waldo, la giovane laburista urla tutto il suo sdegno sdegnoso: «Se predicassi la Rivoluzione sarebbe diverso, ma lì ci vuole coraggio e forma mentale». Accusa così il comico e la sua maschera Waldo di aver aiutato il partito “cattivo”. Il cui esponente, da buon realista, è molto preoccupato del fatto di avere come seconda opposizione non la sinistra ma un pupazzo. Così il sistema risulta assurdo, dice, «il che potrebbe anche essere, ma ha costruito queste strade».

A Waldo ora serve solo il salto di qualità. Ed ecco che da Washington arriva un fantomatico consulente di colore che spiega al comico e al suo produttore il segreto della vittoria. Per creare un prodotto di intrattenimento politico globale basta poco, basta aggiungere alla loro volgarità e al loro nichilismo distruttivo un po’ di hope

Questo è The Waldo Moment, terzo episodio della seconda stagione di Black Mirror, serie inglese di Charlie Brooker (su Channel 4) che mette in scena i peggiori incubi mediali e politici degli anglosassoni. Questo episodio parla di paure comuni a tutto Occidente, che però noi italiani, popolo straordinario e precursore, mettiamo in scena nella realtà, nel nostro presente e nel nostro passato prossimo.

Così The Waldo Moment dice molto della politica e dell’antipolitica, di certa destra e di certa sinistra, di certo giornalismo egoriferito che si fa sbeffeggiare (ah, mancava che Waldo pulisse la sedia in quel talk!), di uno scontro tra linguaggi inconciliabili, della politica come facciata e della vittoria così della maschera, di strategia di marketing applicate al voto (ah, forse qualcuno del Pd dovrebbe prendere nota!), di approcci differenti tra Europa e America («Come siete inglesi» dice l’americano, così yes we can), di capi popolo che dicono tutto e mostrano tutto, e si sa che l’eccesso vince sempre nella nostra era melodrammatica. Sì, certo, l’episodio talvolta è didascalico, ma vale più per gli spunti riflessivi che per il risultato complessivo finale.

In Italia The Waldo Moment sarà in onda SkyCinema1 il 19 marzo. Chissà per quella data di quanto avremo già superato le fantasie degli inglesi.

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