Dawson’s Creek e la nascita del teen drama

Dawson’s Creek e la nascita del teen drama

Quest’anno Dawson’s Creek compie 20 anni. Un saggio sul genere teen drama targato 2005

 

 

Il “teen drama”: la figura dell’adolescente tra rispecchiamento, costruzione e autoriflessività.

 

Un interessante punto di partenza per l’osservazione del rapporto fra giovani e Tv è costituito dal cosiddetto “teen drama”, un particolare genere di fiction di produzione statunitense[1] che è allo stesso tempo una messa in scena del mondo dei giovani e un prodotto a loro espressamente destinato[2].

Sebbene la figura dell’adolescente sia piuttosto presente all’interno della fiction americana, di solito nell’ambito di serie di ambientazione familiare (si pensi a Happy Days), è probabilmente Beverly Hills 90210 (1990-2000) il primo esempio compiuto di teen drama. Gli anni Novanta hanno registrato una moltiplicazione delle serie dedicate ai teenager (sempre nel duplice senso di “target” d’elezione[3] e di oggetto di rappresentazione), con una impennata, anche qualitativa, a fine decennio, con serie come Buffy (1997-2003), Dawson’s Creek (1998-2003), Roswell (1999-2002), Smallville (2001-?) e O.C. (2003-?).

Ognuno di questi teen drama ha messo in scena un generazione di adolescenti nella quale il giovane pubblico si è potuto identificare, grazie anche al particolare meccanismo seriale della fiction americana, che prevede circa 24 puntate l’anno a scansione settimanale. In questo modo, le serie coprono l’arco di quasi tutto l’anno televisivo, modellandosi sul tempo di vita del proprio pubblico: di puntata in puntata i protagonisti dei teen drama “crescono” insieme ai propri spettatori, passano attraverso le loro stesse tappe annuali (il Natale, i test scolastici, il ballo di fine anno), rafforzando notevolmente il senso di rispecchiamento.

Il teen drama è, appunto, un drama, caratterizzato dalla scelta di un soggetto serio con puntate della durata di un’ora lorda di palinsesto. In quanto teen drama, mette in scena la vita quotidiana di un gruppo di adolescenti (i teenager, dai 13 ai 19 anni), sebbene in alcuni casi l’arco narrativo si estenda fino all’età adulta.

Gli attuali teen drama possono essere suddivisi in due filoni.

Il primo è contraddistinto da una forte tendenza realistica: i personaggi sono calati in un universo finzionale verosimile e il quanto più possibile vicino alla vita di tutti i giorni (Beverly Hills, Dawson’s Creek, O.C.). Il secondo filone, invece, pur mettendo in scena la vita quotidiana dei personaggi, la cala in universo irreale, utilizzando vari generi come il fantasy, l’horror o la fantascienza come fonti di potenti metafore (Buffy, Roswell, Smallville). In entrambi i casi sono però rintracciabili alcune caratteristiche comuni, che rendono il teen drama un genere ben riconoscibile all’interno della produzione statunitense.

Protagonista assoluto è il gruppo di adolescenti, la cui coesione è basata su un profondo legame di amicizia e su un forte senso di appartenenza generazionale. Perciò, pur esistendo dei personaggi principali, è il gruppo dei pari, con le sue dinamiche interne, il vero centro della rappresentazione, costituendo quasi una famiglia parallela rispetto al nucleo familiare.

Il rapporto con gli adulti, e in particolare con i genitori, è una delle tematiche più importanti affrontate dal genere. È un rapporto in alcuni casi segnato da contrasti e incomprensioni, nel quale si inserisce il gruppo dei pari, che sembra fornire un senso di protezione che la famiglia, nel delicato passaggio all’età adulta, non sembra più offrire. Eppure la dinamica gruppo amicale/ famiglia non va sempre letta nel senso di un’opposizione antagonista, ma più che altro come la scoperta di un affiancamento agli affetti familiari, responsabile perciò di quel distacco dai genitori necessario per il passaggio all’età adulta.

Nella dinamiche narrative del teen drama gioca un ruolo importante anche l’ambiente scolastico, inteso sia come luogo d’incontro del gruppo dei pari, sia come fonte di tensione e frustrazione, in quanto prima ribalta sociale con la quale l’adolescente deve confrontarsi. La scuola è perciò solo in parte un luogo di sapere e di educazione. Più che altro, è lo stesso teen drama a rivestirsi di intenti pedagogici: temi come l’amicizia, l’amore, la sessualità, le tensioni familiari ma anche l’abuso di sostanze stupefacenti, l’alcolismo, la malattia, etc. vengono efficacemente incorporati in una struttura narrativa capace di coinvolgere il giovane spettatore, nel tentativo, più o meno palese, di educarlo responsabilmente. Per certi versi, il teen drama rappresenta, per i giovani nati e cresciuti con la televisione, un’esperienza formativa simile a quella vissuta dalle generazioni precedenti attraverso la lettura, ad esempio, di Piccole Donne o de L’Isola del tesoro, di Sulla strada o de Il giovane Holden.

Ogni teen drama, infatti, non è altro che un romanzo di formazione, la messa in scena del passaggio dall’adolescenza all’età adulta alla ricerca della propria identità.

Con lo scorrere degli episodi, si snoda infatti un percorso di crescita che comporta una serie di trasformazioni (fisiche, emotive, sessuali): entrare nell’età adulta significa cambiare, significa passare a una fase nuova della vita, con tutte le speranze e le paure legate a un mutamento così drastico e irreversibile. È quindi un cambiamento voluto e allo stesso tempo temuto, cercato e allo stesso tempo rimandato. Il teen drama evidenzia inoltre la disperata ricerca, all’interno di questo percorso fatto di continue trasformazioni, di una propria identità stabile, di un sé possibilmente caratterizzato dai parametri della “normalità” (fisica, emotiva, sessuale). Allo stesso tempo, è la riproposizione di un costante senso di alienazione, di diversità, di solitudine. Sono i teen drama del filone fantasy a mettere maggiormente in rilievo questa condizione: la non-umanità di molti personaggi (alieni, supereroi, streghe, demoni) diventa metafora del senso dell’ alterità vissuta dall’adolescente.

Entrambe le tensioni, la paura/speranza di diventare adulti e la costruzione di un’identità stabile, vengono risolte alla fine dell’arco narrativo del teen drama. Il doloroso percorso che segna il passaggio all’età adulta comporta sì un cambiamento e qualche perdita, ma diventa anche una fonte di ricchezza, un periodo durante il quale si sono vissuti momenti indimenticabili e cementati affetti indissolubili, primo fra tutti il legame stabilito con il gruppo dei pari. Diventare adulti significa trovare una propria identità e imparare ad accettare sé stessi, scoprendo l’impossibilità della normalità, in quanto la normalità non esiste o, meglio, “normality is itself a fictive category”[4]. Se la normalità è un’altra costruzione del sé, la sensazione di alienazione può essere riassorbita e l’adolescente, diventato adulto, può allora inserirsi all’interno della società.

Nei teen drama di fine anni Novanta emerge però un’altra caratteristica che li contraddistingue dai propri predecessori. Si tratta di una forte autoriflessività della costruzione narrativa, che spesso si esplica attraverso una eccessiva autocoscienza dei protagonisti circa la loro condizione di adolescenti[5], come emerge ad esempio dai sofisticati dialoghi di Dawson’s Creek, forse il teen drama in cui è più palese questa tendenza, e proprio per questo accusato di scarso realismo. Nei loro dialoghi, infatti, i personaggi sembrano più che altro adulti che rivivono, ripensano, riscrivono, riproducono la propria adolescenza. Una caratteristica che permette in realtà di riflettere sulla natura artificiale di ogni teen drama, che è sempre la messa in scena della gioventù vista però con gli occhi degli adulti.

Il teen drama è infatti una ricostruzione di un’immagine dell’adolescenza, che si attua attraverso alcune strategie di rappresentazione, due delle quali individuate da Dick Hebdige nel suo studio sulla “gioventù come categoria artificiale”[6].

Secondo l’autore, infatti, tra la rivoluzione industriale e la nascita della società dei consumi, si sarebbero delineati due modelli, opposti ma complementari, di costruzione dell’immagine dei giovani: la gioventù come divertimento e la gioventù come ribellione. Nel teen drama, questa tensione sembra incarnarsi nella coppia di amici, opposti ma complementari, al centro della narrazione: il “bravo ragazzo” Brandon opposto al “ribelle” Dylan (Beverly Hills), secondo una distribuzione di ruoli che si ripresenta nelle coppie Dawson/Pecey (Dawson’s Creek) e Seth/Ryan (O.C.).

I teen drama sembrano però utilizzare soprattutto una terza immagine artificiale della gioventù, emersa negli ultimi due decenni, proprio il periodo in cui questo prodotto di fiction si è sviluppato. Nato fra gli anni ’80 e gli anni ’90, il genere mette infatti in scena le cosiddette generazioni x e y, costituite da adolescenti “come incognita”, difficilmente catalogabili e definibili, che hanno dato vita a una strategia di rappresentazione, a metà strada fra i due modelli proposti da Hebdige, che prende forma nell’immagine di giovani apparentemente integrati, spensierati, non problematici (come nel primo modello), ma che sotto la patina delle apparenze nascondono un “resto” difficilmente penetrabile e comprensibile, che può persino essere inteso come una forma sottile e poco appariscente di opposizione, di anticonformismo, di ribellismo (come nel secondo modello).[7]

E’ un tipo di immagine ben evidente, ad esempio, negli adolescenti dalla doppia identità dei teen drama del filone fantasy, allo stesso tempo integrati (Buffy ha l’aspetto, i modi, i desideri di qualsiasi sua coetanea) ma che nascondono, al resto del mondo e soprattutto agli adulti, un’altra vita misteriosa e impenetrabile (Buffy è una cacciatrice di vampiri, dotata di poteri e responsabilità segreti ai più).

Nei più recenti teen drama, però, queste tre strategie di rappresentazione, queste tre costruzioni artificiali di un’immagine dei giovani vengono, più o meno palesemente, denunciate. Attraverso personaggi fin troppo consci del loro condizione adolescenti, dei ruoli che rivestono, delle tipologie che incarnano (Dawson: I’m mad at the world, Joey, I’m a teenager[8]), lo spettatore è posto davanti a una messa in scena sopra le righe e artificiale: i meccanismi narrativi, identificativi ed educativi di ogni teen drama vengono messi sottilmente a nudo, dando il via a una riflessione del genere su se stesso (Dawson: So, Joey, what have we learned from tonight’s 90210?[9]).

In questa prospettiva autoriflessiva, non appare affatto casuale che a fine serie il protagonista di Dawson’s Creek diventi l’autore di un teen drama, una ricostruzione artificiale della propria adolescenza, quella adolescenza alla quale noi spettatori abbiamo appena finito di assistere.

 

 

(tratto da Aldo Grasso, Stefania Carini, Massimo Scaglioni, “La linea d’ombra della Tv. I giovani nello specchio dei telefilm Usa”, Vita e Pensiero, Bimestrale di cultura e dibattito dell’Università Cattolica, n° 1/2005)

 


 

[1] In Italia, la produzione di fiction a tematica giovanile è stata solo episodica, con serie come I ragazzi della III C (1987), I ragazzi del muretto (1991) e Compagni di scuola (2001).

[2] Non va dimenticato però che una parte consistente del pubblico dei teen drama è rappresentato anche da adulti e il consumo è, in taluni casi, intergenerazionale..

[3] La produzione televisiva americana ha eletto il pubblico giovanile a proprio “bersaglio” privilegiato perché lo ha considerato strategico sia dal punto di vista dell’attitudine ai consumi sia dal punto di vista della ricettività verso forme di consumo culturale articolate (come le varie forme di tv a pagamento) e multimediali.

[4] La normalità è una categoria irreale. Bavidge, J., “Chosen Ones: Reading the Contemporary Teen Heroine”, in Davis, G., Dickinson, K. (a cura di), Teen Tv. Genre, Consumption and Identity, London, British Film Istitute, 2004, p. 43.

[5] Cfr Hills, M., “Dawson’s Creek: `Quality Teen Tv´ and `Mainstream Cult´?”, in Davis, G., Dickinson, K. (a cura di), Teen Tv, op.cit.

[6] Cfr. Hebdige, D., Hiding in the light. On images and thing, London, Routledge, 1988.

[7] Musso, P., Scaglioni, M., Satta, N., Razzini, P., Pubblicità e giovani: una mimesi non riuscita?, Ikon n°42/432001, p. 65.

[8] Dawson: Sono arrabbiato con il mondo, Joey, sono un teenager.

[9] Dawson: Quindi, Joey, cosa abbiamo imparato dalla puntata di stasera di Beverly Hills 90210?

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